Intervista ad Ariga Kaname Shihan

di Fabio Branno (trad. Sato Fumie)

Fabio Branno: Sono molto felice di condividere con tutta la comunità questa piccola intervista gentilmente rilasciatami da Ariga Shihan, che con una punta di orgoglio mi fregio di considerare una guida ed un amico.
Un grazie anche alla signora Fumie Sato, per il tempo dedicato alla traduzione

D: Quanto è cambiato l’Aikido dai suoi esordi?

 

Sono cresciuto in un piccolo villaggio di pescatori, dove la gente aveva un forte temperamento e tra noi ragazzi c’era spesso atteggiamenti violenti e rissosi. Ed al principio, rissosa era anche la mia attitudine sul tatami.
Provavo a “vincere”, a “resistere ed a “non cadere” . Ero ossessionato dalla Vittoria, che non è altro che una cosa superficiale.
Conducevo una pratica che costruiva una forte barriera tra me e l’altro, e la mia sola priorità era sconfiggere il compagno. Incontrai, così, tante persone ed ebbi delle esperienze alquanto sconvolgenti, così arrivai a delle conclusioni e dei punti di svolta.
“Aikido” significa diventare uno, che è ciò che oggi cerco sempre di tenere in mente durante l’allenamento.
Non si tratta di una lotta tra Blu e Rosso, ma di capire che è possibile creare un nuovo colore che comprende entrambi, il Porpora.
Cerco una pratica che non ponga più barriere ed attraverso cui connettersi a quell’idea di “pace nel Mondo” di cui parlava O Sensei.
Ad ogni modo, ho amato molto quel periodo in cui avevo modo di fare tutto l’allenamento che volevo, cosa possibile solo quando si è molto giovani,  come ho amato tutti gli insegnanti ed i compagni dell’epoca.

D:  In che modo è possibile sviluppare una pratica che nasce dal centro?

Io credo che il concetto di Centro includa quello di Hara, Tanden, Jiku (gli assi), Seichu sen (la linea centrale), Kokkyu, Hajimari (la sorgente del movimento) ma la cosa più importante è il non fissare l’attenzione su qualcosa al di fuori si sè stessi, questo è ciò a cui la pratica mi ha portato a pensare.
Preferiremmo cercare un oggetto, una valutazione o un valore nel mondo esterno. Credo che sia importante avere la tua "autovalutazione" per le cose che crei da solo. Stabilisci i tuoi valori e in seguito non lasciarti influenzare dal giudizio dei valori dall'esterno. È una perdita di tempo. Penso che quando cerchi "l'interno", diventa SÉ, e quando cerchi "l'esterno", diventa EGO.
Possiamo imparare ciò attraverso l'Aikido, che ritengo essere l'ambiente ottimale per tale apprendimento.

D: Cosa puoi raccontarci del tuo modo di insegnare Aikido?

 

Quando iniziai, l’allenamento era principalmente basato sui kata. Quasi nulla veniva spiegato: si guardava la dimostrazione e si cercava di replicare il movimento. Credo che sia importante una parte contemplativa durante il Keiko, che,spegnendo la mente, permetta al corpo di apprendere come muoversi.
Ma d’altro canto, la sola routine di un Kata-Keiko abbrutisce la percezione ed il giudizio dei praticanti.
Il ritmo di apprendimento ed i punti di interesse sono differenti per ognuno e a me piacerebbe offrire esercizi e suggerimenti che possano essere d’ispirazione per ciascuno di loro. Vorrei offrire i movimenti e le parole adatte affinché a "suggerire" ciò.
Credo che il significato di "Shido-sha" non sia solo insegnamento, ma anche guida, quindi suggerimento e guida.

D: Il Saku dojo ha un’energia molto particolare. E’ una vera e propria comunità dove tutto è Aikido e l’Aikido permane ogni cosa. Qual è il suo segreto?

Un Dojo è molto diverso da una palestra o un palazzetto dello sport. E’ un luogo dove la gente si riunisce con un’attitudine fisica e mentale condivisa, per un unico proposito. Oggigiorno sono rimasti pochi posti così.
E’ diventato più agevole muoversi e persone con distinti propositi visitano i vari dojo che, da luoghi di sviluppo culturale e spirituale, si ritrovano con un’energia disturbata.
Il Saku è un Dojo esclusivamente di Aikido e ovviamente è un logo dove coloro che ricercano la pratica proposta da Endo Shihan possono riunirsi.
E’ un sito dal chiaro intento.
Saku è una cittadina con meno di 100mila abitanti.
La gente si riunisce quì da ogni parte del mondo per un uno scopo comune.
Questo Dojo è fondato sull’energia di tutti loro.
La passione di Endo Shihan nella sua costruzione, la passione di coloro che supportano la pratica ed i loro sforzi per seguire Sensei, la passione degli allievi giorno dpo giorno, la passione di coloro che amando Endo Sensei e si ritrovano assieme, tutte queste passioni sono l’anima che permea il vessillo del Saku Dojo.
Credo che in fin dei conti “La Passione” sia la chiave di tutto.

D: Quanto pensi che cambierà l’Aikido dopo questa storia del Covid19?

Sono 4 giorni che rifletto su questa domanda, durante i quali ho ricevuto una miriade di informazioni da parte di tutti i miei amici da tutto il mondo, dalle televisioni e dal web.
Ciò che sta succedendo adesso, ciò che potrebbe accadere in futuro e mille pensieri si mescolano l’un l’altro nelle nostre menti.
Ciò che è debole verrà abbandonato, ciò che è radicato lo conserveremo.
Questo significa che il numero di persone che si renderanno conto delle cose fondamentali, crescerà.
E se il numero di coloro che abbasseranno le loro esigenze e cercheranno una vita più semplice aumenterà, credo che sarà un cambiamento positivo e mi auguro davvero che possa essere così.
Profondamente nel mio cuore, spero che si possa diventare “Chisoku”, “Conoscere la piccola felicità”.

D:  Qual è il suo proposito per la suaVita da Budoka?

Vorrei davvero diventare una persona migliore. Il mio desiderio più grande è poter dire, nell’ultimo istante della mia vita “E’ stato divertente!”.
Gassho! (Sinceramente e con grande gratitudine).

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